Santa Barbara
 
Il villaggio di Santa Barbara fu fatto costruire dalla Società Mineraria del Valdarno, per rispondere alle esigenze di alloggio dei propri dipendenti, il cui numero, a partire dal 1937, cominciava a registrare una forte crescita. A partire da quell’anno infatti la politica autarchica del governo aveva dato nuovo impulso all’industria lignitifera, fatto che portò all’aumento dei lavoratori del settore e, per conseguenza, all’aumento anche del numero delle famiglie che gravitavano intorno all’area della miniera.

Il progetto fu realizzato dall’architetto Raffaello Brizzi, primo preside della neonata Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. Del progetto iniziale, comprendente anche una zona ricreativa e sportiva, fu costruita solo la parte destinata alle abitazioni. L’esame complessivo dell’impianto urbanistico del villaggio denota una netta divisione in due zone, determinata dalla strada principale interna al villaggio stesso: la zona a sud, dove sorgono le residenze operaie e la zona più a nord dove, oltre ai locali per attività sociali e ricreative, sono presenti edifici che ospitano le residenze di maggior pregio cioè le abitazioni dei tecnici, più comunemente definite “fabbricati impiegati”.
La chiesa, su progetto dell’architetto Guido Morozzi, fu costruita negli anni sessanta ed è dedicata, come il villaggio, a Santa Barbara, patrona dei minatori.
L’impianto microurbanistico, disposto secondo criteri gerarchici, la non modificabile dipendenza dall’attività estrattiva, oltre alla presenza di attività assistenziali e ricreative, pongono il villaggio di Santa Barbara nell’ambito degli industria villane. In questo devono essere ricercati la sua peculiarità e il suo valore di memoria storica, legata alla vita delle miniere e del territorio.

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