Dove c’era la miniera...
Là, dove circa tre milioni di anni fa si trovava una rigogliosa foresta di magnolie, sequoie e altre piante tipiche del clima tropicale come l’albero della canfora, ora si trova un paesaggio visibilmente segnato da oltre un secolo di attività estrattiva. Quelle antiche foreste, trasformatesi in grandi banchi fossili, hanno costituito, per oltre cento anni, una risorsa economica strategica a livello nazionale.
Lo sfruttamento intensivo dei depositi lignitiferi, soprattutto nel dopoguerra, ha però portato a un profondo mutamento della morfologia di una buona parte del territorio cavrigliese. Nell’area compresa tra Santa Barbara, Castelnuovo dei Sabbioni e Gaville sono state cancellate le tracce di un antico passato e del lavoro dell’uomo. Tuttavia anche se una parte della memoria storica è stata sacrificata al progresso non tutta, tuttavia, è andata perduta: la memoria dell’attività mineraria e della storia del suo territorio – indelebilmente segnato dalla stessa sotto il profilo umano, sociale, economico, paesaggistico e storico-culturale – è oggi conservata e fruibile a tutti presso il Museo della Miniera e del Territorio (MINE), inaugurato nell’estate del 2012.

La storia del Museo è strettamente legata al Borgo di Castelnuovo dei Sabbioni e al recupero dei tre fabbricati della sua parte alta, iniziato nel 2005: la vecchia chiesa è oggi auditorium e una sala espositiva, la canonica museo e la casa adiacente è stata trasformata in una serie di aule didattiche e accoglienza studenti e ricercatori. “Mine” è un museo dinamico e tecnologico nel quale il visitatore scopre la storia di Cavriglia osservandola da punti di vista diversi, comprese le idee e le prospettive del completo recupero e della piena valorizzazione dell’area ex mineraria che prevedono la realizzazione di impianti sportivi, interventi di ricostruzione del paesaggio toscano, piste ciclabili, giochi d’acqua, ecc.

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