I Franzesi
Non molto distante da Meleto, in piena zona estrattiva, sorse nel corso del XIII secolo il Castello di Pianfranzese.
Del maniero medievale non rimane più traccia a causa dell’attività mineraria, ma la storia conserva memoria degli antichi proprietari: i tre fratelli Ciampolo, Albizo e Niccolò Franzesi, figli di un piccolo feudatario, che aveva possessi in Pian d’Avane. I fratelli Franzesi erano quelli che oggi verrebbero definiti “imprenditori spregiudicati” e il loro senso degli affari li portò molto lontano. I primi due, Albizo e Ciampolo, detto anche Musciatto,  fecero fortuna in Francia, mentre Niccolò, il terzo fratello, operò prevalentemente a Firenze. Conosciuti in Francia con il nome di “Mouche” e “Biche”, i due fratelli Franzesi  conquistarono la fiducia del re Filippo il Bello, fino a divenire, negli ultimi anni del XIII secolo, esattori e tesorieri della corona. Accumularono una grande fortuna economica e una lunga serie di titoli nobiliari.
La loro fortuna economica si accrebbe ulteriormente quando riuscirono a introdursi come banchieri presso la curia romana, ai tempi di papa Bonifacio VIII. Per ingraziarsi il pontefice, Niccolò fece edificare a Firenze un convento intitolato a San Bonifacio. Pur operando in Francia, i due feudatari consolidarono il loro potere anche nella Toscana centrale, acquistando numerosi castelli nel territorio senese e nel Valdarno Inferiore.

Anche il Castello di Montedominici, per un certo periodo, gravitò sotto l’influenza dei Franzesi che, nel 1308, vi ospitarono i Ghibellini fuoriusciti da Firenze. I Franzesi, pur sospettati  di aver tramato contro Bonifacio VIII, ricevettero grande fiducia anche dal successore al soglio pontificio Benedetto XI, che li nominò tesorieri papali.

Su di loro grava anche il sospetto di essersi appropriati di una grossa somma destinata a una guerra santa e di una parte del tesoro papale che dovevano trasportare in Francia. Dei fratelli maggiori si sono perse le tracce alla fine della prima decade del Trecento, la loro morte viene fatta risalire attorno agli anni 1307/1308. Niccolò, invece, tornò nelle cronache fiorentine per un fallimento e per la sua nomina, nel 1313, a Capitano del Castello di Colle.

Le spregiudicate gesta dei Franzesi dovevano essere piuttosto note se è vero che ispirarono la novella di Ser Ciappelletto contenuta nel Decamerone del Boccaccio.

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