Terremoto: quali le cause? Qual è la situazione nel nostro territorio? L'intervento del Professor Carmignani di Geotecnologie

A seguito del susseguirsi di eventi sismici di una certa rilavanza nel Centro Italia e non solo, basti pensare al sisma con epicentro a Castelfiorentino di martedì scorso, per non creare inutili allarmismi pubblichiamo l’analisi di un esperto dell'argomento come il Professor Luigi Carmignani
Terremoto: quali le cause? Qual è la situazione nel nostro territorio? L'intervento del Professor Carmignani di Geotecnologie

“Il terremoto è una realtà con cui, chi abita l’Appennino e aree limitrofe, deve imparare a convivere. L’Appennino è una catena giovane (per alcuni versi è ancora in formazione) che si sta spostando verso l’Adriatico lasciando zone in sprofondamento alle sue spalle.
In aree di questo tipo i terremoti sono una realtà continuamente presente. Si tratta, non di fenomeni da considerare eccezionali, ma la normale evoluzione di queste situazioni geologiche. Non c’è nulla di anomalo, è il normale “respiro" della Terra.
Essi, allo stato attuale delle ricerche geologiche, NON sono prevedibili in modo deterministico. Sono solo possibili analisi probabilistiche basate sulla frequenza storica dei terremoti. Al CGT abbiamo uno dei cataloghi più completi dei terremoti italiani. Comprendono notizie (più o meno frammentarie) a partire dal basso medioevo. Ma 1000 anni alla scala dei tempi dell’Appennino (decine di milioni di anni) corrispondono a un battito di ciglia, difficile dunque dire se questi censimenti dei terremoti sono un campione significativo. Al momento sembra il criterio migliore per delimitare aree a rischio terremoti.
Sulla base di queste ricerche storiche la Toscana comprende aree a pericolosità sismica tra 2 e 4. La zone bassa pericolosità sismica (zona sismica 4) comprende solo 24 comuni della zona costiera tar Piombino ed Orbetello). Il Comune di Cavriglia è in zona sismica 3 che comprende la maggior parte della Toscana.
Dunque che fare? Molte cose potrebbero essere fatte per affrontare il problema.
Cominciamo da quelle che costano di meno.
1 - Costruire nuovi edifici con criteri antisismici . E questo viene fatto ormai ovunque (salvo malversazioni o imbrogli - ma questa è un’altra storia!). Una costruzione fatta con le attuali regole antisismiche, potrò essere lesionata e resa inagibile , ma non fa morti. Nel terremoto catastrofico dell'Irpinia di molti anni fa ricordo che costruzioni in mattoni, con normali cordoli in cemento avevano generalmente resistito.
2 - Intervenire sulle vecchie costruzioni, molto numerose in Italia. Spesso si sentono confronti curiosi: " in California un terremoto del 6 7 grado non farebbe danni “. Ci si dimentica che la maggior parte dei centri storici delle nostre città (e anche di molti paesi) precede la scoperta dell’America! Gli interventi sui vecchi edifici sono molto costosi e non danno sempre garanzie assolute. Per gli edifici pubblici esistono finanziamenti dedicati (mi sembra che Cavriglia ne stia approfittando per mettere in sicurezza l’asilo comunale). L’ultima finanziaria da un forte recupero di imposta per interventi di questo tipo. Credo che queste siano le strade giusta - ma certo sarà necessario molto tempo. Nel frattempo dovremo contare sicuramente molte centinaia di vittime sotto i crolli di vecchi edifici.
3 - Investire sulla conoscenza del sottosuolo italiano. Sappiamo ancora molto poco sulle fratture crostali (Faglie) che sono all’origine dei terremoti. Poco ancora è stato fatto sulla microzonazione sismica che permetterebbe di individuare le aree a maggiore pericolosità. Non solo sappiamo molto poco sul sottosuolo, ma anche la conoscenza della superficie del nostro paese è molto scarsa. Basti pesare che l’aggiornamento della carta geologica di Italia è stata sospesa da quasi dieci anni per mancanza di fondi e attualmente copre solo la metà del territorio nazionale. Può sembrare strano ma in Italia gli investimenti per la conoscenza del territorio (fondamentale non solo per affrontare la prevenzione sismica, ma anche per affrontare le non meno importanti e urgenti questioni connesse al dissesto idrogeologico) sono inferiori ai fondi stanziati per le ricerche sull’origine dell’Universo o per l’esplorazione di Marte!”


 

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