La "Gioconda" di Cavriglia è tornata a casa, inaugurata la mostra "Mithra, un dio orientale in Valdarno"

La mostra, resa possibile da un enorme sforzo organizzativo del Comune di Cavriglia e di tutti gli altri soggetti coinvolti a vario titolo nella realizzazione dell'evento, sottolinea ancora una volta la grande attenzione dell'Amministrazione Comunale nei confronti della cultura. "Mithra, un dio orientale in Valdarno" resterà aperta fino al prossimo 31 dicembre.
La "Gioconda" di Cavriglia è tornata a casa, inaugurata la mostra "Mithra, un dio orientale in Valdarno"

Ad oltre 40 anni dall'incredibile quanto casuale scoperta degli allora bambini Gianni Grotti e Mauro Ferrucci, è stata inaugurata nell'Auditorium del Museo Mine di Castelnuovo dei Sabbioni la mostra "Mithra, un dio orientale in Valdarno".
L'esposizione si sviluppa intorno al gruppo scultoreo che i due giovani cavrigliesi trovarono lungo un cantiere di un'abitazione alle spalle della Pieve di San Giovanni, vicino ad un campo di olivi. Una statua che raffigura il "Dio Mitra nell'atto di uccidere il toro", la prova provata che Cavriglia era stata presumibilmente fondata dagli antichi romani, forse su un avamposto etrusco.
Nel corso degli ultimi quarant'anni quella statua era stata depositata e conservata presso i magazzini del Museo Archeologico di Arezzo, ma purtroppo mai esposta al pubblico.
L'Amministrazione Comunale di Cavriglia, in collaborazione con la Sovrintendenza ed il Ministero ai Beni culturali, per la prima volta ha aperto la statua al pubblico fino alla fine del 2017 in modo da diffondere la storia del Dio, del suo ritrovamento e delle origini romane di Cavriglia e del Valdarno.
A curare il progetto allestitivo, la raccolta documentale e la ricerca storica, che all'interno della mostra illustrerà anche gli scavi di Alvaro Tracchi e del Comune di Cavriglia avvenuti negli anni sessanta e negli anni ottanta dietro alla Pieve di San Giovanni e che riportarono alla luce le fondamenta di una strada e di una villa romana, sono state le archeologhe Stefania Berutti e Silvia Nencetti di CAMNES, il Centro Internazionale di Ricerca, formazione e tutela per l'Archeologia del Mediterraneo e del vicino oriente, codiretto da Stefano Valentini.

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