Cavriglia Noir

Il libro di Antonella Fineschi su quattro delitti commessi a Cavriglia all’inizio del secolo scorso, quattro storie vere ripescate dal fondo degli archivi.
Cavriglia Noir

CAVRIGLIA NOIR
Cronache di quattro delitti (1908-1921)
di Antonella Fineschi
con il Patrocinio del Comune di Cavriglia
Edito da: Settore 8 Editoria


Quattro delitti commessi a Cavriglia all’inizio del secolo scorso, quattro storie vere ripescate dal fondo degli archivi. A differenza dei tanti noir di successo, questo non inventa nulla, si limita a ripristinare una verità storica dimenticata, ricostruendola nei minimi dettagli. La ricerca è stata effettuata all’Archivio di Stato di Arezzo, in quel particolare Fondo che custodisce gli atti processuali provenienti dal Tribunale: un patrimonio che purtroppo in altre città è andato perduto, mandato al macero perché ormai “datato” e privo di interesse, oltretutto impossibile da digitalizzare per la sua complessità. Gravissimo errore! Negli atti dei vecchi processi c’è un autentico tesoro di storia, cultura, antropologia, sociologia, psichiatria, scienza giudica: assurdo distruggerlo o renderlo inutilizzabile. Nello specifico di Cavriglia, il caso ha voluto che i quattro delitti presi in esame si caratterizzassero per la loro originalità e per lo spessore dei loro contenuti. Due femminicidi (il che non sarebbe affatto originale), ma commessi, a pochi anni di distanza l’uno dall’altro, dallo stesso individuo, il quale beneficiò di sentenze incredibilmente miti se rapportate alla ferocia dei suoi atti.
Una donna nelle insolite vesti di assassina, per vendicare l’onore tradito da anni e anni di sudditanza sessuale; l’elemento più curioso di questo delitto è però contenuto nella sentenza: la donna è condannata non per omicidio volontario, bensì per “aiuto al suicidio”, un tema quanto mai attuale e dibattuto, che evidentemente già nel 1915 rivestiva una corposa dignità giuridica.
Il quarto delitto è la somma delle originalità e dei contenuti paradossali: un uomo, dalla personalità deviata, bizzarra e malvagia, che riveste il doppio ruolo di vittima e carnefice, di assassino e assassinato, all’interno di un contesto piscologico veramente singolare.
Il tutto si svolge in una “quieta” realtà paesana, fatta di poderi e di miniere, di vite apparentemente insignificanti, in un quadro storico ed economico fortemente caratterizzato. La classica Toscana rurale del primo ventennio del Novecento, che tra le mura di casa nascondeva passioni e disagi inimmaginabili.

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