Un Dio orientale in Valdarno, Mitra in mostra a Cavriglia
Una mostra per celebrare l’archeologia di Cavriglia.


Due percorsi che corrono paralleli: uno segue gli studi e le scoperte di Alvaro Tracchi, appassionato storico e archeologo che, a partire dagli anni ’60, indaga nel territorio di Cavriglia, per capire se i Romani sono passati di qui e cosa hanno lasciato.
Il secondo percorso si svolge invece … sottoterra!
Si tratta del culto di Mithra, dio iranico che viene “adottato” dalle popolazioni mesopotamiche e che arriva a Roma, portato dai legionari di stanza nelle estreme terre orientali dell’Impero.
Il culto di Mithra si svolgeva in sale che dovevano riprodurre la mitica grotta in cui il dio era nato e dove aveva ucciso il “toro cosmico”, simbolo del Male che deve essere sconfitto per poter generare nuova vita. Così, i devoti di Mithra si riunivano in luoghi sotto il livello della strada, ipogei cui si accedeva tramite scale, oppure criptoportici, cioè sale voltate, nascoste alla vista dei più.
Sette gradi di iniziazione, che dovevano portare il fedele ad abbandonare la realtà che conosceva e abbracciare completamente i nuovi princìpi.
Non sappiamo con precisione cosa prevedesse il culto, ma abbiamo i nomi dati all’iniziato nelle singole fasi e, tra II e III secolo d.C., vediamo come il culto di Mithra si associ alle conoscenze astronomiche: a ogni fase corrisponde un pianeta, cioè il dio che sovrintende il pianeta.


E così, mentre Tracchi procede nelle indagini archeologiche in superficie, consultando gli scritti di Sacchetti e degli altri che, nei secoli, avevano trovato frammenti di marmo, mattoni antichi, pezzi di muri, e comincia a formulare le proprie ipotesi, il giovane Mithra rimane paziente ad aspettare di essere scoperto!


Chi avrà portato Mithra a Cavriglia?
Un veterano romano, ritiratosi in una villa non lontano dalla via Cassia?
Un senatore, affascinato dalla religione della salvezza?
Oppure, nella zona della Pieve di Cavriglia esisteva una mansio romana, cioè un posto di sosta, dove riposarsi e cambiare i cavalli? E proprio qui, qualche anonimo devoto, decise, in un momento imprecisato forse del II secolo d.C., di allestire un Mitreo?


Le domande rimangono senza risposta, quel che è certo è che il giovane dio del Sole rivede la luce nel 1976: il gesto dello sgozzamento del toro lo identifica con certezza.
All’emozione della scoperta si aggiunge un brivido: il luogo del ritrovamento corrisponde alla pieve di Cavriglia! Il giovane Mithra, intorno al III secolo d.C. viene associato al Sol Invictus, un culto molto popolare soprattutto tra gli Imperatori romani, e il solstizio d’inverno è identificato come il giorno della nascita di Mithra nella grotta mistica.
Quel giorno è individuato con il 25 dicembre.


Mithra ci parla di sacrificio e di rinascita: il suo culto si scontra con il Cristianesimo negli anni di Costantino (312-315 d.C.) e perde nella gara tra religioni.
Oggi rendiamo omaggio al dio ragazzino e al suo messaggio di salvezza.

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