Itinerario 9: Le tele di Cavriglia
Il percorso inizia dalla Chiesa di San Pietro a Montegonzi, dove è possibile ammirare il dipinto San Giovanni Battista, San Lorenzo e San Giuseppe, risalente al XVIII secolo, di Gennaro Landi; prosegue poi verso Cavriglia, alla chiesa di Santa Maria a Monastero (Chiesa di Santa Berta), che ospita una Sacra Conversazione con Madonna e Santi di Scuola Fiorentina (XVI secolo, tavola lignea); giunge alla Chiesa di San Donato a Castelnuovo dei Sabbioni, dove è conservata una Madonna in Trono con i Santi, risalente all scuola di Domenico Ghirlandaio (XV secolo, affresco su parete, 250x400) e alla di San Pietro di Massa dei Sabbioni, dove è visibile e recentemente restaurato Il Miracolo della Neve della scuola di Matteo Rosselli (XVI –XVII secolo, olio su tela).
Infine, il percorso prevede una vista, nella chiesa di Santa Cristina a Meleto, alle opere (disegni a carboncino) dell’artista Ugo Signorini (Firenze 1935 – 1999) raffiguranti il Cristo, San Giovanni Battista, Sant’Antonio da Padova e la Samaritana e termina al villaggio di Santa Barbara. Nella Chiesa, dedicata alla patrona dei minatori Santa Barbara, sono esposte opere di Ernando Venanzi, tra cui un’imponente Resurrezione (1996, olio su tela 250x450) e una Cena di Emmaus, e una Crocifissione del XV secolo attribuibile alla scuola di Andrea del Sarto (250x400). Troviamo poi un bronzo raffigurante San Francesco dello scultore Bartoli e i quadri della pittrice francese Chaplin.
 


La Chiesa di Santa Maria

Se oggi chiedete le indicazioni stradali per andare a Monastero, vi ritroverete a percorrere le strade del paese di Cavriglia, fino a giungere a una piazza e a un complesso religioso. È questo infatti il luogo dove sorse il primo monastero femminile della congregazione vallombrosana.
La Chiesa, dedicata a Santa Berta, patrona del paese, presenta la pianta a croce latina ed è dominata da una possente torre campanaria, caratteristiche che la accomunano alle altre chiese costruite dall’ordine vallombrosano.
L’aspetto attuale della facciata è dovuto a interventi riparatori effettuati dopo la seconda guerra mondiale.
L’edificio ha raggiunto le sue dimensioni attuali durante gli interventi documentati tra il 1839 e il 1847, quando la navata fu allungata dal lato dell’entrata per costruirvi l’orchestra. L’interno della Chiesa è caratterizzato da affreschi allegorici realizzati tra il 1856 e il1857 da Serafino Cannoni, il quale, ci dicono le memorie del parroco, si occupò anche della ripulitura degli altri quadri della chiesa.
Da un punto di vista architettonico, segnaliamo un’interessantissima volta a botte costruita all’incrocio fra la navata e il transetto, secondo la tecnica usata nell’architettura romana per le cupole autoportanti. Per quanto riguarda l’anno di edificazione  di Chiesa e monastero, i ricercatori non concordano salvo stabilire una data ante quem: 1075. A quell’anno risale infatti un documento che parla di una Berta badessa di un monastero in un posto chiamato Cavriglia. Attualmente la Chiesa  mantiene leggibile la pianta originale. 
Da fonte indiretta apprendiamo che la navata presenta due altari laterali. A destra è l’altare dedicato alla Madonna del Rosario che mostra una tavola raffigurante appunto i misteri del Rosario e la Madonna in trono con il Bambino nell’atto di porgere il Rosario con San Giovanni Gualberto, San Carlo Borromeo, Sant’Antonio Abate e San Benedetto. L’altare sul lato opposto è dedicato a San Rocco, ed è sormontato da una tela riproducente l’immacolata concezione: la Madonna con il piede calpesta il demone, intorno sono raffigurati personaggi dell’antico testamento. Altri due altari si trovano nei due transetti.
Particolarmente degno di nota è quello della cappella di destra, realizzato in pietra nel 1776, che conserva i resti mortali di Santa Berta. Della monaca, nelle cappelle troviamo un’immagine in terracotta, custodita sulla mostra dell’altare sotto a una mantellina e scene della sua vita dipinte sulle pareti da Giovanni Bassan agli inizi del ‘900. L’altare maggiore presenta un paliotto di scagliola ed è sormontato da un ciborio in legno. Il tutto è dominato da una pittura su tavola dove leggiamo la natività di Maria fra i Santi. Nella torre campanaria vi sono tre campane di cui una, nella descrizione del 1853, viene definita “antica”, la seconda era stata fatta rifondere dall’allora parroco, mentre la terza e più grande era stata acquistata con una colletta.

La “Crocifissione” salvata
 
Anche se di origini recenti, l’edificio di culto del villaggio di Santa Barbara conserva, oltre alle pregevoli opere contemporanee, un dipinto del XVI secolo giunto dopo tante peripezie fino ai giorni nostri.
Addossato alla parete di fondo, alle spalle dell’altare, si trova un grande affresco distaccato che ha avuto una storia singolare.
Sul grande pannello centinato, che in origine doveva occupare l’intera parete di una chiesa, si trova raffigurata una crocifissione attribuita alla scuola di Andrea del sarto. Originariamente collocato nella chiesa di Santa Lucia alle Corti, il dipinto fu trasferito, nei primi anni del 1900, nella cappella di San Niccolò presso il castello di Pianfranzese.
Dopo la costruzione della chiesa di Santa Barbara l’affresco fu trasportato, superando non poche difficoltà legate alle grandi dimensioni del pannello, presso la sede attuale. Lo stato di conservazione della superficie pittorica non ci permette di leggere lo sfondo, mentre sono stati “fermati” i colori e i drappeggi degli abiti dei personaggi: una Madonna avvolta in un manto viola, dal volto segnato dal dolore, la Maddalena, che si stringe alla croce; una Santa non meglio identificata e, sulla destra, un giovane San Giovanni dalla riccia chioma fluente.
Il Cristo morente attorniato da luna a sinistra e sole sulla destra, dall’alto della croce mostra tre dita della mano destra piegate e due stese, a ricordarci la sua natura: umana e divina ad un tempo e il suo essere uno e trino.

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