Itinerario 2: Borghi e Castelli
Partendo da Castelnuovo dei Sabbioni è possibile andare alla scoperta di antichi manieri oggi ab­bandonati, ricchi di storia e di eni­gmi ancora irrisolti.
La prima tappa è quella di Castelnuovo d'Avane, borgo fortificato ricordato fin dal X secolo e abbandonato verso la metà del '900 a causa dell'attività minera­ria.
Salendo poi verso Massa dei Sabbioni, svoltando verso la località Le Corti, incontriamo il sentiero 27 del CAI che ci conduce ai ruderi del Castello di Montedomenichi, luogo "magico" e fresco anche nei periodi più torridi, da dove l'occhio può spaziare su tutta la valle dell'Arno fino ai rilievi del Pratomagno, oppure indugiare sulle pietre consumate dal tempo immaginando la vita che animò la fortezza.
                                                                
 
Il castello di Montedominici
 
Il vecchio tracciato che collega la Val d’Avane al Chianti ha origine molto antiche e in passato ricopriva un’importanza strategica come è testimoniato dalla presenza, nella parte più alta dei rilievi chiantigiani, degli imponenti resti del castello di Montedominici o Montedomenichi. In origine la “vecchia via senese” attraversava i rilievi collinari di Meleto e Pianfranzese per giungere fino a Ponte a Fano e quindi inerpicarsi fino al crinale dei monti del Chianti congiungendosi con la strada che collega Radda e Greve.
L’attività mineraria ha cancellato parte del tracciato originario e oggi poter raggiungere la rocca di Montedominici occorre percorrere il sentiero 27 del CAI. Questo, partendo in prossimità dell’abitato di Massa dei Sabbioni, attraversa il piccolo nucleo di Le Corti per arrivare fino al tabernacolo che ricorda il borgo di San Martino, cancellato dall’attività mineraria. Da qui il sentiero inizia a salire fino ad arrivare agli imponenti resti del fortilizio.
La camminata è già ripagata dal bel panorama che spazia sul Valdarno, fino al massiccio del Pratomagno.
Il Castello, sorto su un preesistente insediamento di epoca romana, sembra avere preso il nome dalla famiglia Domeniche, fondatrice del fortilizio e ricordata nelle pergamene di Badia a Coltibuono. Agli inizi del Trecento la rocca faceva già parte dei possessi della potente famiglia dei Franzesi ed è proprio nei Castelli di Montedominici e Pianfranzese che questi feudatari ospitarono, nel 1308, i ghibellini fuoriusciti da Firenze.
Al centro di numerose vicende belliche, il Castello fu distrutto nel 1483 dai fiorentini, che lo avevano precedentemente acquistato per evitare che cadesse nelle mani della città rivale: Siena. Pur ridotto nello stato di rudere, il Castello ci rivela una certa imponenza: il nucleo centrale è di forma rettangolare, in adiacenza a questo doveva trovarsi il corpo di guardia.
Una delle due torri, probabilmente di epoca più tarda rispetto al resto dell’edificio, è di forma circolare, soluzione piuttosto insolita nell’architettura militare di questa parte della Toscana. Annessa al Castello sorgeva una piccola chiesa dove, secondo la tradizione popolare, nella prima metà dell’Ottocento, ogni anno, il giorno dell’Ascensione, si concentravano grandi sciami di piccole farfalline, volgarmente chiamate “paoline”, che morivano al loro arrivo sul posto.

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